Digitalizzazione delle PMI: cosa dicono i dati ISTAT 2025
Le PMI italiane superano la media UE nel livello base di digitalizzazione, ma metà non usa un gestionale ERP. I dati ISTAT 2025 e cosa significano.
Nel 2025 il 79,5% delle PMI italiane con almeno 10 addetti ha raggiunto un livello "base" di digitalizzazione, contro il 71% della media europea. Il dato è buono, ma misura soprattutto gli strumenti di base. Quando si guarda a come vengono gestiti i processi interni, il quadro cambia: meno della metà delle PMI usa un gestionale ERP, una su cinque usa un CRM e l'intelligenza artificiale è adottata dal 15,7% delle PMI contro il 53,1% delle grandi imprese.
Sono i numeri del rapporto ISTAT "Imprese e ICT", pubblicato a dicembre 2025. Vale la pena leggerli con attenzione, perché raccontano dove si trovano davvero le piccole imprese e dove si concentra il lavoro ancora da fare.
Cosa misura il "livello base" di digitalizzazione
L'indicatore usato da ISTAT e dalla Commissione europea è l'indice di intensità digitale. Elenca 12 attività digitali e considera "base" un'impresa che ne svolge almeno quattro, "alta" una che ne svolge almeno sette. Tra le attività conta anche avere un sito web, che nel 2025 ha sostituito l'uso di almeno due social media.
Il risultato italiano:
- il 79,5% delle PMI (da 10 a 249 addetti) è almeno al livello base;
- il 37,3% raggiunge un livello alto;
- l'obiettivo europeo del Decennio digitale è il 90% di PMI al livello base entro il 2030. L'Italia ha coperto l'88,3% della strada, contro il 68,1% del 2023.
Il confronto con l'Europa è favorevole: secondo Eurostat, nel 2025 il 71% delle PMI dell'Unione ha raggiunto il livello base.
Va però tenuto presente cosa significa: bastano quattro attività su dodici, e tra queste ci sono strumenti di uso comune come il sito web. È una soglia di partenza, non la prova che il lavoro quotidiano sia organizzato in modo digitale.
Dove si vede il ritardo: gestionali e dati
Il punto debole emerge sugli strumenti che organizzano il lavoro interno. Secondo ISTAT:
| Strumento | PMI | Grandi imprese |
|---|---|---|
| Gestionale ERP | 48,8% | 85,9% |
| CRM per la gestione dei clienti | 21,1% | 56,5% |
| Intelligenza artificiale | 15,7% | 53,1% |
In pratica, più di metà delle PMI non ha un sistema unico che tenga insieme ordini, magazzino, acquisti e fatturazione, e quasi quattro su cinque non hanno uno strumento dedicato per seguire clienti e trattative.
In una piccola impresa questo si traduce in situazioni che molti titolari riconoscono. Gli ordini arrivano per email, per telefono e su WhatsApp e vengono ricopiati in un foglio Excel. Il magazzino è in un altro file. Lo stato di una commessa lo conosce una persona, e per saperlo bisogna chiedere a lei. Le informazioni sui clienti stanno nella casella di posta di chi li segue. Ogni passaggio a mano costa tempo e lascia spazio a errori, e nessuno di questi problemi compare nell'indice di intensità digitale.
C'è però un segnale positivo: la quota di imprese con almeno 10 addetti che analizzano i propri dati, con personale interno o con fornitori esterni, è passata dal 26,6% del 2023 al 42,7% del 2025. Sempre più aziende provano a usare i dati che hanno. Il limite è che, se quei dati sono sparsi in file diversi e copiati a mano, l'analisi parte da numeri poco affidabili.
L'intelligenza artificiale cresce, ma la distanza aumenta
L'uso dell'intelligenza artificiale nelle imprese con almeno 10 addetti è raddoppiato in un anno, dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025. Tra le PMI è passato dal 7,7% al 15,7%. Nello stesso periodo le grandi imprese sono salite dal 32,5% al 53,1%, quindi la distanza tra piccole e grandi è aumentata. Anche nel confronto europeo l'Italia resta indietro: secondo Eurostat, nel 2025 il 20% delle imprese dell'Unione usava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale.
Gli ambiti in cui viene adottata più spesso sono marketing e vendite (33,1% delle imprese che la usano) e organizzazione dei processi amministrativi (25,7%).
Più interessante per una piccola impresa è il motivo per cui chi ha valutato l'intelligenza artificiale ha deciso di non usarla:
- mancanza di competenze (58,6%);
- scarsa chiarezza delle norme (47,3%);
- dati necessari non disponibili o di scarsa qualità (45,2%).
Il terzo punto si collega direttamente al ritardo sui gestionali. Uno strumento di intelligenza artificiale che legge gli ordini, prepara un preventivo o segnala un cliente che non compra da mesi ha bisogno di dati ordinati e raccolti in un unico posto. Se gli ordini sono in tre file diversi e i clienti in una rubrica del telefono, l'intelligenza artificiale ha poco su cui lavorare.
Le vendite online restano ferme
Un altro indicatore che separa le piccole dalle grandi riguarda le vendite online: le effettuano il 18,8% delle imprese con 10-49 addetti, contro il 46,6% delle grandi imprese. Per molte aziende che vendono ad altre aziende, il canale online non è un negozio aperto al pubblico ma un'area riservata in cui i clienti abituali vedono prezzi, disponibilità e stato degli ordini. Anche in questo caso il punto di partenza sono dati affidabili su prodotti, listini e giacenze: senza quelli, un canale online mostra ai clienti informazioni sbagliate.
Un limite dei dati: le microimprese non ci sono
L'indagine ISTAT riguarda le imprese con almeno 10 addetti. Le microimprese, quelle con meno di 10 addetti, non rientrano in questi numeri. È ragionevole pensare che per loro gli strumenti gestionali siano ancora meno diffusi, ma la rilevazione non lo misura, ed è bene non trarre conclusioni oltre i dati disponibili.
Cosa può fare una piccola impresa
I dati suggeriscono che, per molte PMI, il passo utile non è aggiungere un altro strumento digitale ma mettere in ordine quelli che già si usano. Qualche domanda da cui partire:
- Dove nasce un ordine e dove finisce? Se per seguirlo servono più di due file o programmi, lì si perde tempo.
- Quante volte lo stesso dato viene ricopiato a mano? Ogni copia è un costo e un rischio di errore.
- Chi conosce lo stato di una commessa o di un cliente? Se la risposta è una sola persona, l'informazione non è dell'azienda.
- I dati sono abbastanza puliti da poterli analizzare? Codici articolo univoci, anagrafiche clienti senza doppioni, storico degli ordini in un unico posto.
Le risposte indicano se basta un software standard ben configurato o se i processi dell'azienda richiedono qualcosa di costruito sui propri flussi di lavoro. Per orientarsi tra le due strade, Build vs Buy è uno strumento gratuito che aiuta a valutare il proprio caso, mentre la guida Quanto costa un gestionale su misura dà un ordine di grandezza dei costi.
